Chest an, la clape culturâl “Amici di Venzone” e je in fieste pal XL di ativitât. Te samblee dai 22 di genâr, a son stâts confermâts par altris cinc agns Remo Cacitti come president, Pietro Bellina come secretari e Giuliano Mainardis come cassîr. La socie e je impegnade par protegi, catalogâ, studiâ e valorizâ il patrimoni artistic des tieris di Vençon. In zornade di vuê, e opere cun 141 socis. Il proget plui impuartant che “I amici di Venzone” a son daûr a svilupâ e je la riconstruzion virtuâl dai “Acta Magnifici Consilii Terrae Ventioni”.
21 febbraio 2011
CITTADINI ILLUSTRI
Guido Clonfero, 1930-2008.
Diplomato all’Accademia di Belle Arti di Venezia, ha dedicato tutta la sua esistenza allo studio e alla tutela del nostro patrimonio storico-artistico (fu anche ispettore onorario della Soprintendenza).
Profondo conoscitore del nostro territorio, ha lasciato un’imponente eredità sotto forma di archivi, inventari e cataloghi oltre che le fortunate Guide di Venzone e Gemona.
Fondamentale fu il suo apporto, con gli strumenti del rilievo grafico e fotografico, alla conoscenza fisica del Duomo di S. Andrea per consentirne la ricostruzione mediante anastilosi.
La sua memoria storica è stata, con disinteressata generosità, messa a disposizione di chiunque gli si rivolgesse per ottenere informazioni, notizie, indicazioni.
Un illuminato servizio alla sua comunità, svolto con semplicità e coerenza.
Un modo di essere cittadino, il suo, di cui ci sentiamo orfani, a tre anni dalla sua scomparsa.
GUARDARE SENZA VEDERE
Il Gazzettino del 6 febbraio ha riportato una gravissima notizia che dovrebbe suscitare scalpore ed una valanga di proteste da parte della popolazione. Oltre quarantatré milioni di Euro, destinati a vario titolo all’area del terremoto, non sono stati spesi e verranno spostati dalla Regione su altri capitoli.
Dobbiamo impedire questa disgrazia.
I Comuni colpiti dal terremoto, che abbiano o no responsabilità circa il mancato impiego delle somme stanziate, devono far rilevare l’assurdità della decisione. In particolare chiediamo alla nostra Amministrazione di capeggiare la protesta e di far valere crediti ancora non soddisfatti.
Noi venzonesi stiamo aspettando di ricostruire le mura nella loro completezza, di risolvere il vuoto di Palazzo Castellani, di riedificare le chiese di San Giovanni e Santa Chiara, e ci è stato detto che non ci sono e non ci saranno le risorse!
Aspettiamo una sollecita iniziativa ed immediati aggiornamenti, anche a mezzo di volantini o pubbliche affissioni.
Avremmo voluto iniziare diversamente l’informazione che intendiamo dare ai lettori sul camminamento da costruire nel Barbacane Sud-Ovest, ma abbiamo ritenuto opportuno segnalare prima la gravità della notizia sopra riportata.
Affrontiamo dunque il tema.
Come noto, la disponibilità finanziaria di trecentomila euro concessi dalla Regione non consentiva di oltrepassare la fase iniziale nella ricostruzione della chiesa di San Giovanni come Auditorium e sede dell’archivio del Pio Istituto.
Il Comune di Venzone, dopo ripetuti rinvii e, a nostro parere, prevaricando la volontà degli eredi di Alberton del Colle, ha ottenuto di procedere alla messa in sicurezza della facciata superstite e di sistemare il Barbacane, rinunciando a progettare la ricostruzione dell’edificio.
La scelta era controversa e la bomba giornalistica del Gazzettino ora dà ai Venzonesi la sensazione di essere stati giocati. Allora i fondi c’erano, o no?
Non è convincente d’altra parte neppure il progetto così come è stato formulato. Per Venzone la ricostruzione è stata concepita in termini di restauro e ripristino. Specie nei punti più significativi della cittadella, e le mura ne costituiscono per definizione il contorno, tali criteri, più o meno felicemente, sono stati rispettati.
Sembra quindi inappropriato introdurre percorsi e pavimentazioni in luogo della naturale superficie prativa, anche arricchita di piante, senza un preventivo studio di tutto l’apparato difensivo. E’ bene ricordare che se si progetta un intervento, deve essere chiara anche la futura sistemazione del terrapieno esterno coi muri superstiti, della strada di circonvallazione, del fossato, del rampàro o barbacane e delle mura vere e proprie. (consultare i lavori di Guido Clonfero).
Come spesso accade nel nostro Comune si ritiene superfluo pensare e ponderare prima l’insieme delle soluzioni, cioè progettare, e si privilegia il fare con il risultato, tanto per citare un esempio, di avere almeno quattro tipi di pavimentazione stradale, fra loro scoordinati e casualmente assemblati.
Non appare convincente neppure l’idea di inserire ai lati del camminamento un sistema di illuminazione che farà risaltare, nell’area interessata, i vuoti della ricostruzione e lascerà al buio gli altri elementi della cinta difensiva. Inoltre gli apparecchi e gli effetti di luce saranno inevitabilmente diversi da quelli già installati.
Per concludere sarebbe opportuno sapere se la facciata che incombe sulla corte del Pio Istituto, per la quale si prevedono interventi di pulizia e di consolidamento degli elementi minuti, sia stata messa in sicurezza dal punto di vista statico.
UN COMMENTO ALLA CONSEE
Nel numero 0 della Consee del settembre 2009, il Sindaco scriveva: “Con questo periodico ci proponiamo, non solo di informare sull’attività dell’Amministrazione Comunale, ma anche di trasmettere: notizie utili; le cose fatte e quelle da fare; i regolamenti e/o decisioni comunali e sovracomunali; gli eventi passati e futuri; alcune riflessioni su vari temi; proposte critiche [...]”. Ora, come è naturale, ciascuno avrà una propria opinione sul periodico in questione, tuttavia anche prescindendo da giudizi di valore inevitabilmente soggettivi, ci sembra importante sottolineare alcuni dati oggettivi: nei tre numeri del 2010 (maggio, ottobre dicembre) lo spazio effettivamente dedicato a questioni direttamente legate alla comunità (si distingue positivamente l’articolo con il quale si annunciava la mostra fotografica di Majaron) è progressivamente calato. In particolare nell’ultimo numero, tra campionati di dama, simpatici pensierini di bimbi sulla palestra, un rapido flash sulle borse-lavoro per i giovani, e poche righe sulla doverosa “opera di miglioramento” dell’illuminazione in Borgo Rozza (che doveva davvero essere fatta in quanto i lampioni erano diventati un pericolo pubblico, ne erano infatti caduti due in un breve lasso di tempo e la gente avrebbe dovuto andare in giro con l’elmetto sulla testa!), l’informazione sull’attività dell’Amministrazione Comunale si è ridotta davvero a poca cosa. In linea dunque con la volontà di attenerci ai dati di fatto, leggiamo dal bilancio preventivo 2010 del nostro Comune, che per la Consee sono stati stanziati 3700 €. Se tale importo fosse stato integralmente speso, ciò significherebbe che ciascuno dei tre numeri del 2010 sarebbe costato oltre 1200 €, cifra che in rapporto all’effettivo servizio di informazione svolto dal periodico appare del tutto sproporzionata. Il 3 febbraio abbiamo pertanto chiesto per iscritto al Comune il costo consuntivo delle spese effettivamente sostenute nel corso del 2010 per la Consee, in rapporto allo stanziamento previsto di 3700 €. Nel momento in cui andiamo in stampa non abbiamo ancora ricevuto risposta, ma confidiamo che, in ottemperanza ad un dovere di trasparenza, ci verrà comunicata quanto prima. Ve ne daremo pertanto notizia nel prossimo numero.
VERBA VOLANT SCRIPTA MANENT
Già, i latini dicevano che le parole volano, ma quanto si scrive resta, lascia traccia di sé, per cui leggiamo: “Promuovere una campagna di sensibilizzazione nelle scuole sulle tematiche ambientali e sul risparmio energetico. Ricorrere ove è possibile all’utilizzo di energia pulita e rinnovabile; utilizzando i finanziamenti Europei, Statali o Regionali per la realizzazione di centraline idroelettriche... eoliche... solari... Sostenere le iniziative in campo energetico realizzando prevalentemente impianti derivanti da fonti energetiche rinnovabili. Continuare a privilegiare il risparmio energetico degli edifici e dell’illuminazione pubblica, anche attraverso la sostituzione delle lampade e dei corpi illuminanti.” Queste illuminate parole provengono dal Programma elettorale del 2009 della Lista Civica “Nuove Note”, ed è proprio perché l’operato di un gruppo politico si qualifica attraverso la coerenza tra programmi elettorali ed azioni concrete, che nel secondo numero dello Sfuei, a Natale del 2009, cioè a 6 mesi dalle elezioni, chiedevamo se anche sui tetti della nuova palestra comunale sarebbero comparsi pannelli fotovoltaici o solari o se fosse previsto di installarli, magari anche sui tetti della scuola. Per impossibile che vi possa sembrare, non abbiamo mai ottenuto risposta, ma soprattutto non l’hanno ottenuta i cittadini di Venzone, che vedono disatteso nei fatti il programma del gruppo che in molti hanno votato. Ora tale mancanza ci sembra davvero grave, poiché è proprio attraverso le scelte dell’Amministrazione che si concorre a formare dei cittadini responsabili, per cui sarebbe davvero importante che i ragazzi in età scolare di Venzone venissero sensibilizzati attraverso i fatti, e che il loro Comune non procedesse all’inaugurazione, nel 2011, di un edificio pubblico, forse l’unico di nuova costruzione in Regione, privo di un impianto di produzione autonoma di energia rinnovabile.
SPLENDIDO ISOLAMENTO
Il Messaggero Veneto del 2 febbraio 2011 riportava un articolo intitolato: “Città dello sport, c’è il progetto per 15 Comuni”. Indovinate quale Comune non è compreso nella lista? Venzone, naturalmente! I Comuni aderenti sono Artegna, Buja, Bordano, Cavazzo, Forgaria, Gemona, Majano, Montenars, Osoppo, Raveo, San Daniele, Tolmezzo, Trasaghis, Villa Santina e Verzegnis. Il progetto si propone di essere un “volano per il turismo sportivo e culturale”, oltre che per la creazione di nuove opportunità di lavoro per i giovani. Infatti l’obiettivo della città dello sport, che dovrebbe aggregare intorno a Gemona un vasto territorio esteso da Tolmezzo a San Daniele, è quello di potenziare alcune pratiche sportive mettendole in rete, in modo tale da offrire a residenti e turisti la possibilità di scegliere come trascorrere il tempo all’interno di una variegata gamma di possibilità: dal tiro a segno al volo libero, dal ciclismo su strada al ciclocross, dalla vela alla canoa, dalla pesca sportiva all’atletica, solo per citarne alcune.
Spiace dunque constatare per l’ennesima volta la politica di isolamento, consapevole o meno che sia, che la nostra Amministrazione continua pervicacemente a perseguire. Talvolta risulta persino frustrante ascoltare i commenti di Sindaci o Amministratori di Comuni a noi vicini, i quali, indipendentemente dal colore politico di appartenenza, lamentano l’assenza dei rappresentanti di Venzone e, nei pochi casi in cui questi sono presenti, l’indisponibilità al dialogo.
IL PEDÔLI
Apprezziamo da parte de La Consee lo spazio dedicato alle mostre da poter visitare in zona.
Sottolineiamo tuttavia che le mostre suggerite sul n. 2 del 2010 - Escher e Munch - erano di interesse internazionale e quindi già ampiamente pubblicizzate su stampa, radio e tv e probabilmente avevano già destato la curiosità degli interessati, mentre invece quella sugge-rita sul n. 3 del dicembre 2010 (arrivato nelle case a gennaio 2011) relativo alla ferrovia Carnia-Villa Santina era ormai già terminata: la visita si poteva fare dall’8 al 23 maggio 2010!
Se lo scopo era avvicinare i concittadini a eventi culturali sarebbe il caso di parlarne almeno in tempo utile per potervi assistere, se invece il fine era riempire un po’ di spazio vuoto potremmo suggerire chissà quante mostre tenutesi in Friuli e conclusesi ormai da mesi.
Se si vogliono invece utilizzare altrimenti gli spazi vuoti, non sarebbe forse utile parlare di cosa succede nel nostro Comune? Tanti sono gli eventi e le iniziative che si svolgono nel nostro Comune e non vengono adeguatamente se-gnalate.
Ma forse questo silenzio sulle cose di Venzone è proprio voluto: se si tace si evitano anche commenti e critiche.
16 febbraio 2011
CONSIGLIATO
«È oggi più che mai necessario parlare di paesaggio». Salvatore Settis si confronta con il baratro che separa i principi di difesa e tutela del territorio sanciti dalla Costituzione dalla realtà di degrado dello spazio che abitiamo. «Il degrado di cui stiamo parlando non riguarda solo la forma del paesaggio e dell'ambiente, e nemmeno solo gli inquinamenti, i veleni, le sofferenze che ne nascono e ci affliggono», è una forma di declino complessivo delle regole del vivere comune, reso possibile da indifferenza, leggi contraddittorie - aggirate con disinvoltura -, malcostume diffuso e monetizzazione di ogni valore. Un'indagine che risale alle radici etiche e giuridiche del saccheggio del Bel Paese, per reagire, preservare e fare «mente locale», contro speculazioni, colpevole apatia e conflitti tra poteri. Una necessaria manifestazione di civiltà, per evitare che il cemento soffochi anche il futuro del nostro territorio.
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